TRANCITY

Informazioni aggiuntive

  • Anno: 2008
  • Luogo: Roma, Italia
  • Cliente: Biennale di Venezia
  • Stato: concept
  • Titolo:

    Master Planning

  • Sottotitolo:
    TRANCITY
    visione urbana su Roma contemporanea “XI Mostra Internazionale di Architettura - Out There”, Venezia, Italia
  • Contenuto:

    Progetto architettonico: Nemesi Studio
    Luogo: Roma
    Anno: 2008
    Committente: Biennale di Venezia
    Superficie territoriale: 100 ha
    Partners di progetto: Be-Fore Architect/Luigi Valente

TRANCITY
visione urbana su Roma contemporanea, Biennale di Architettura di Venezia

Trancity è immagine di una città-non città, che superi la figuratività dell’urbanistica tradizionale - l’architettura della città disegnata - e le modalità caotiche ed auto-clonanti con cui la metropoli contemporanea aggredisce e divora il territorio imponendo la dittatura del pieno (sprawl urbano che invade e consuma lo spazio pubblico / figure  e volumi che dominano sul fondo). Trancity nasce da un’inversione radicale di queste dinamiche, mirando al riscatto del vuoto da una condizione di marginalità, facendolo così assurgere a nuovo sistema figurativo.
Nasce il tema della città-paesaggio che in opposizione al tema del tradizionale tessuto-figura e alla speculatività delle volumetrie analoghe e autoclonanti, struttura la propria esistenza sulla negazione di qualsiasi figuratività della presenza, restituendo la scena al vuoto e all’assenza come struttura informale ed emergente.
Il tema del vuoto-paesaggio è radicalizzato attraverso due opzioni estreme e complementari:

- Emerging field_la città-infrastruttura

- Empty field_la città-parco

Emerging field_la città-infrastruttura
La dimensione paesaggistica di Trancity in questa opzione si concretizza nell’invenzione dell’edificio-infrastruttura dallo sviluppo autosimile, che, attraversando lo svolgersi morbido dell’agro romano, evoca l’antropizzazione del paesaggio attraverso i grandi segni infrastrutturali (ferrovia, autostrada, etc..).
Nell’ area della Magliana, a sud-ovest di Roma, un macro segno urbano originato dall’asse del Corviale (grande struttura per residenze popolari  realizzata negli anni Settanta nella periferia romana per arginare il dilagare dello sprawl..) collega quest’ultimo alle arterie infrastrutturali del Grande Raccordo Anulare e dell’autostrada Roma-Fiumicino, dando luogo, nel punto della loro intersezione, alla nuova porta urbana a sud della città; la complessità e la compresenza di funzioni e attrezzature metropolitane vengono unificate  in un’unica architettura-infrastruttura, in cui convivono attrezzature pubbliche  e private, residenze e attività ricreative, servizi e commercio, e la grande arteria di collegamento orizzontale.

Empty field_la città-parco   
Il tema della città-parco è espresso dalla scomparsa della figura-volume, che lascia invece la scena alla superficie-parco Nella grande area pianeggiante posta più a sud, ai margini del fiume Tevere, la città-parco lavora sul tema della texture e della ripetizione auto-simile, sulla metafora dell’allagamento, articolando un paesaggio poroso capace di evocare una dimensione vernacolare. Al di sotto della superficie-parco, un tessuto più minuto, evocante la casbah, accoglie residenze, servizi, infrastrutture, coagulo della sommatoria di esperienze individuali e pubbliche, articolando una sorta di città ribaltata.
Nelle viscere di questa nuova casbah contemporanea, patii, roof gardens, canali e specchi d’acqua, danno vita ad un organismo urbano di forte intensità, dove la differenza culturale,  e di abitudini di vita, trova una propria sintesi collettiva.

La città infrastruttura e la città parco sono due volti di un unico sistema in cui l’architettura costruisce nuove risposte all’ imprescindibile richiesta di contenimento dei consumi ed autogenerazione dei propri fabbisogni energetici; un’architettura che costruisce la propria identità in coerenza e interscambio con il paesaggio naturale e antropizzato che la circonda.

 

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