LOFT SCILLA 96, ROMA

Informazioni aggiuntive

  • Anno: 2005
  • Luogo: Roma, Italia
  • Cliente: privato
  • Stato: realizzato
  • Titolo:

    Interior design - Private houses

  • Sottotitolo:
    Loft SCILLA 96, Roma
  • Contenuto:

    Progetto architettonico: Nemesi Studio
    Luogo: Roma
    Anno: 1999 - 2005
    Committente: privato
    Programma : 380 m²
    Studi di ingegneria: Studio 3s, Fibbi & De Camillis

LOFT SCILLA 96, ROMA

Il loft è situato al piano attico e superattico di un immobile rinascimentale della zona centrale di Roma, il Palazzo del Bufalo, progettato da Giacomo della Porta. Dopo un’attenta valutazione delle caratteristiche morfologiche delle preesistenze, si propone di liberare lo spazio della casa da ogni ipotesi di frammentazione  e parcellizzazione, ridando in ciò un valore alla straordinaria spazialità dell'insieme.
Il progetto che ne segue si libera di ogni didascalica volontà di rappresentazione di una domesticità consolatoria e pone come metafora del nuovo abitare l'idea di uno spazio del paesaggio.
Alcune superfici su diversi livelli attraversano lo spazio  a tripla altezza dell'immobile e attraverso un gioco sofisticato di piegature e deformazioni articolano le sequenze di spazi e funzioni necessari all'abitare. In questo paesaggio domestico liberato e plasmato da superfici che corrono longitudinalmente rivestite in acciaio lucido satinato, gli oggetti di design si annullano lasciando il posto ad un fondo, che articolandosi in una serie di cavità e concavità, suggerisce nuove possibilità d'uso dello spazio domestico.
Così la passerella che piegando diviene  scala e poi ancora solaio della zona vestiario, può a sua volta  diventare tavolo da pranzo o zona sushi, così come le piegature della superficie del pavimento del soggiorno divengono l’occasione per immaginare nuove e differenti sedute. Le superfici che attraversano longitudinalmente lo spazio dell’immobile moltiplicando i traguardi possibili creano sequenze di spazialità emotivamente coinvolgenti e sorprendenti, alludendo in ciò ad uno spazio del movimento, dell’attraversare, senza confini, appunto, lo spazio del paesaggio.
Un sistema di partizioni vetrate mobili determina una possibilità di continua riconfigurazione degli spazi, favorendo in ciò la materializzazione dell’insieme architettonico che nella sua leggerezza si contrappone alla tettonicità e alla costruttività dell’involucro. Le superfici attraversanti, ragionando sul tema della metamorfosi, nel loro incedere cambiando funzione, trasformano la propria struttura e la propria natura, da superfici in acciaio inox sabbiato a superfici in acciaio inox microforato, e negli spazi più intimi in teak dogato.

 

 

 

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