RIQUALIFICAZIONE E MUSEALIZZAZIONE CASTELLO DI FRIEBERG

Informazioni aggiuntive

  • Anno: 2004
  • Luogo: Frieberg, Germania
  • Cliente: Comune di Freiberg
  • Stato: concorso internazionale ristretto
  • Titolo:

    Culture

  • Sottotitolo:
    Riqualificazione e musealizzazione Castello di Frieberg
  • Contenuto:

    Progetto Architettonico: Nemesi Studio
    Luogo: Frieberg, Germania
    Anno: 2004
    Committente: Comune di Freiberg
    Partner di progetto: Delogu Associati
    Superficie territoriale:  1.2 ha
    •    680 m² - ingresso
    •    4.650 m² - spazi espositivi
    •    2.250 m² - spazi espositivi temporanei
    •    320 m² - sala riunioni
    •    180 m² - libreria
    •    180 m² - lounge bar e ristorante
    •    350 m² - biblioteca
    •    870 m² - storage
    •    280 m² - area amministrativa
    •    120 m² - camere e servizi tecnici
    Programma: 9.880 m2 tot.

RIQUALIFICAZIONE E MUSEALIZZAZIONE CASTELLO DI FRIEBERG

Il riuso del castello di Freiberg, luogo simbolico per l’intera comunità urbana, pone delle problematiche che esulando dalla specificità dell’occasione concreta, ci interrogano su questioni fondanti per l’intera disciplina progettuale ed in particolare sulla relazione stretta ma troppe volte negata che lega la pratica del restauro conservativo con quella del progetto del nuovo.
Il nostro progetto intende riannodare i fili di un discorso interrotto ponendo l’idea di restauro e di costruzione del nuovo al servizio del solo momento che può renderli ambedue significativi: il PROGETTO. Così come non esiste, anche nella singola identità di un monumento, un solo testo, una sola partitura così nel nuovo non è dato poter legittimare un atto progettuale se non all’interno di un percorso intenzionale.
Invece di congelare nel tempo l’attuale conformazione morfologica del castello (in realtà parte di un processo di trasformazione durato secoli), espressione peraltro di una necessità di natura puramente funzionale, ri-generiamo un processo dinamico di trasformazione in cui il contemporaneo e l’esistente convivono in una reciproca deformazione.
Se una parte del manufatto architettonico viene di fatto confermata nella propria natura morfologica e distributiva, ospitando gli ambienti seriali dell’archivio della montagna (la torre quadrangolare), gli uffici amministrativi e gli spazi di servizio (le maniche strette), un’altra sezione del castello subisce una misurata trasformazione smaterializzandosi attraverso il passaggio di due superfici vetrate parallele che, attraverso un gioco combinato di estrusioni e slittamenti, contengono gli spazi pubblici ed espositivi (le maniche lunghe). Anche il chiostro entra in questo movimento temporale subendo un processo sottile di sottrazione ed addizione: uno scavo di natura archeologica riporta alla luce il basamento della torre medievale andando simbolicamente a conformare il nuovo atrio di accesso al museo, uno spazio capace di evocare attraverso l’intersecarsi di cristalli di natura geodetica (canons à lumière) il contenuto stesso dell’esposizione, il mondo della materia e dei minerali. Tale spazio scavato, accessibile tramite scale mobili e ascensori dalla  piazza situata nel chiostro, è coperto da una superficie vetrata che piegando verticalmente sulle facciate delle ali lunghe del castello determina il processo di smaterializzazione caratterizzante la parte pubblica del museo. Questa è la sezione che subisce le maggiori trasformazioni: una seconda superficie, correndo parallelamente alla prima all’interno dello spazio delle ali lunghe, subisce un processo di estrusione e di tridimensionalizzazione generando un tessuto complesso e coinvolgente che negando la natura statica della spazialità storica propone un uso innovativo e sorprendente dello spazio architettonico. L’esperienza di uno luogo che riproponendo alla scala dell’edificio la natura stessa della struttura mineralogica degli oggetti che espone, diviene esso stesso momento integrante dell’esposizione.
L’allestimento proposto forzando la classica conformazione seriale e ripetitiva della collezione, propone un innovativo sistema di interazione con cui dialogare creativamente coinvolgendo emotivamente il fruitore in un gioco di informazioni dinamico e didattico; i singoli reperti proposti vengono ri-immessi in un loro humus di appartenenza attraverso l’uso di sistemi informativi informatici ed interattivi; il contenitore perde la propria neutralità proponendo un contesto specifico e riconoscibile per ogni sezione della mostra.
Ma l’esperienza dell’esposizione, forzando i limiti tradizionali di interno ed esterno, propone un percorso labirintico non seriale in cui prospettive serrate e compresse di spazialità interne si alternano a fughe prospettiche verso il paesaggio e lo spazio esterno.
Il castello di Freiberg rivive così in un processo delicato di contrappunti in cui il nuovo e l’antico, attraverso il sapiente racconto delle sue stratificazioni, si confrontano in un interessante e sorprendente rapporto duale in cui le identità in gioco si esaltano nelle reciproche differenze.

 

Cerca